Chi gira sa

(titolo originale: Go Ahead Turn)

Lungometraggio tra documentario e finzione

Inventando un cine-ritratto con suo padre e suo figlio, un regista canadese di origine sarda cerca indizi del fondamento poetico e personale del nostro essere nel mondo.

Tra il Canada e la Sardegna, il film intreccia conversazioni familiari, osservazioni quotidiane, immagini d’archivio e ricostruzioni immaginarie. Attraverso questi incontri, il regista cerca relazioni tra esperienze, immagini e parole apparentemente lontane.

Considero tutto ciò che è poetico, come la mitologia, qualcosa di profondamente umano: un modo di scoprire e creare legami tra le cose. Riconosciamo somiglianze e differenze, scopriamo relazioni che ci aiutano a orientarci nella nostra esperienza. Gran parte di questo avviene senza che ce ne rendiamo conto. Fa parte della nostra sopravvivenza e del nostro modo quotidiano di stare al mondo.

Quando sentiamo parole che fanno rima, o riconosciamo che cose apparentemente lontane, come un fiume e il vento, possono entrambe scorrere o portare qualcosa con sé, stiamo già facendo qualcosa di poetico. Eppure, questi legami possono anche sorprenderci, rivelandoci o ricordandoci qualcosa che non avevamo ancora del tutto notato, ma che in qualche modo ci era già familiare.

L’attività poetica non appartiene soltanto agli artisti. È già presente nei gesti quotidiani, nei ricordi e nelle relazioni su cui si fonda la complessità del nostro linguaggio. Quando questa attività prende forma nell’arte, può farci sentire qualcosa di familiare che non sappiamo subito nominare, ma che ci tocca profondamente.

Nella gara poetica sarda ritrovo un’espressione particolarmente viva di questa capacità umana. A due poeti vengono assegnati temi contrapposti, che devono trovare il modo di definire, sviluppare e difendere improvvisando versi davanti a un pubblico. Attingono alla loro lingua, ai ricordi, alle tradizioni e all’esperienza condivisa, ma devono continuamente inventare in risposta l’uno all’altro. Ne nasce qualcosa di familiare e insieme inatteso, proprio nel momento in cui sono chiamati a rispondere.

Di cosa è fatto il mondo… e io, cosa ne farò?

Questo progetto è sostenuto dal Canada Council for the Arts e dalla Fondazione Pinuccio Sciola.